I pesticidi classici

L'utilizzo di sostanze di sintesi chimica per la lotta contro gli agenti nocivi alle colture agricole ha rappresentato uno dei più potenti mezzi di affermazione dell'agricoltura moderna, praticata soprattutto nella seconda metà del '900, e che ha permesso il raggiungimento di ingenti rese produttive, tali da sostenere il trend progressivamente crescente della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi industrializzati che ne sono stati, ovviamente, i maggiori beneficiari.

È innegabile che ciò rappresenti un merito di tale tipo di energia ausiliaria, ma come tutte le altre, essa è stata introdotta nelle aziende agricole semplicemente come strumento di massimizzazione delle produzioni agricole e quindi dei profitti economici, senza tenere conto della necessaria visione ecosistemica in cui inquadrare l'introduzione di una svariata gamma di sostanze "xenobiotiche" (estranee ai processi biologici) nei comparti ambientali, avvenuta in modo sistematico e massivo, sovente ignorando gli effetti a carico di organismi non ritenuti potenziali bersagli dei fitofarmaci, come pure la loro diffusione in aree estremamente distanti dai siti di immissione.

L'utilizzo di una molecola di sintesi chimica, ovvero che non è il risultato dell'evoluzione biologica e quindi come tale del tutto compatibile con gli equilibri biosferici, andrebbe seriamente verificato sia dal punto di vista della tossicità che da quello della capacità di migrazione da un comparto ambientale all'altro e dai potenziali siti di concentrazione nei comparti stessi, che possono costituire delle aree a rischio proprio per un elevato accumulo dello xenobiotico.

I fitofarmaci posso essere assorbiti per inalazione, per contatto cutaneo, o attraverso l'apparato digerente. Sulla base della tossicità acuta vengono catalogati in quattro classi tossicologiche, dalla prima, che comprende le sostanze il cui uso può causare un'intossicazione mortale, e via via scendendo, intossicazione grave, intossicazione lieve, fino ai "rischi trascurabili" della quarta classe.

I fitofarmaci sono stati sviluppati per abbattere drasticamente le densità popolazionali di tutti i competitori (erbe infestanti) delle colture agricole e degli organismi litofagi e possono essere classificati o sulla base della loro composizione chimica o su quella del rispettivo organismo bersaglio.

La prima accorpa insieme composti caratterizzati dalla comunanza di gruppi chimici specifici e può dare indicazioni oltre che sui possibili meccanismi di tossicità, sul grado di affinità verso i vari comparti ambientali, la seconda, di tipo funzionale, accorpa molecole anche molto eterogenee sulla base della tipologia di organismo, animale o vegetale che risulta interessato dall'azione del fitofarmaco.

Alcune sostanze tossiche sono difficilmente degradabili e persistono a lungo nell' ambiente; possono accumularsi a grande distanza dai luoghi di emissione, oppure, (essendo spesso liposolubili) concentrarsi nei tessuti adiposi umani o di animali che si trovano al vertice di una catena alimentare (fenomeno di bioaccumulazione).

Le più note fra queste sostanze sono il DDT e i PCB, che contaminano largamente gli oceani, tanto da essere stati ritrovati nelle balene ed in altri mammiferi oceanici.

I PCB persistono nell' ambiente per anni e possono bioaccumularsi fino a 70000 volte. Queste ed altre sostanze costituiscono i POP’s (Persistant Organic Pollutants), sostanze inquinanti organiche persistenti.

I POP sono molto tossici e possono danneggiare la vita animale e umana anche a concentrazioni molto basse. L’esposizione ai POP è associata a patologie tumorali, anormalità riproduttive, alterazioni nel sistema endocrino che si ripercuotono sullo sviluppo di organi e tessuti, disturbi al sistema immunitario e disordini neurologici in animali superiori (balene, foche, aquile, orsi polari e molte altre specie inclusi gli uomini). Essi circolano globalmente grazie all’“effetto cavaletta”: i POP emessi in una parte del mondo possono, attraverso ripetuti processi di evaporazione e condensazione, essere trasportati nell’atmosfera in regioni lontanissime da quelle originarie; ad esempio si possono concentrare nelle regioni artiche.

La Convenzione di Stoccolma adottata a maggio 2001, vieta la produzione, l'uso ed il rilascio delle sostanze chimiche pericolose conosciute come POP. Il Trattato internazionale individua una prima lista di POP comprendente 12 sostanze o classi di sostanze tossiche tra le quali insetticidi clorurati di prima generazione (dieldrin, DDT, toxafene, clordano), prodotti e sottoprodotti chimici industriali (PCB, diossine e furani), di cui viene prevista la loro graduale eliminazione:

  • Aldrin
  • Clordano
  • DDT
  • Dieldrin
  • Diossine
  • Furani
  • Endrin
  • Eptaclor
  • Esaclorobenzene
  • Mirex
  • PCB
  • Toxafene

Dopo anni di strenui negoziati, questo importante accordo internazionale nella lotta contro le sostanze più dannose è entrato in vigore il 17 maggio del 2004, grazie alla ratifica del 50esimo paese firmatario della Convenzione.

In considerazione delle scarse informazioni scientifiche sulla tossicità delle sostanze (disponibili per circa il 5% dei quasi 100.000 composti chimici sintetici immessi in commercio), Greenpeace ritiene che si debba comunque applicare il Principio Precauzionale secondo il quale si dovrebbe evitare l'impiego di un composto o di un prodotto quando sussiste un ragionevole dubbio sulla sua innocuità, anche se si è in assenza di informazioni scientifiche definitive.

Nelle schede tecniche dei 12 POP compare il termine LD50, di cosa si tratta?
In tossicologia il termine LD50 sta per "Lethal Dose, 50%" e si riferisce alla dose di un materiale, somministrato in una volta sola, in grado di uccidere il 50% di una popolazione campione di cavie (generalmente ratti o altri animali, quando il test riguarda la tossicità nell'uomo).
Questa misurazione fu proposta per la prima volta nel 1927 da J.W. Trevan come tentativo di trovare un modo per stimare la potenzialità tossica di medicine e sostanze chimiche in generale.

Questa misurazione, dato il modo di somministrazione, è un modo per testare il potenziale tossico di una sostanza solo a breve termine (tossicità acuta) e non dice niente rispetto alla tossicità a lungo termine (cioè dovuta a contatto con modiche quantità di una certa sostanza per lunghi periodi).

L' LD50 viene espresso di solito come quantità di sostanza somministrata rispetto al peso dell'animale usato come campione.
Es.: milligrammi (mg) di sostanza per 100 grammi (g) (per piccoli animali) o per chilogrammi (kg) (per animali più grandi).

Queste sostanze da testare possono essere somministrate in ogni modo, ma la via dermica (applicazione sulla pelle) e orale (somministrazione per bocca) sono di solito le vie più comuni (anche perché sono le vie più comuni con cui si può venire a contatto con una sostanza); ingresso (iniezione) per via intravenosa, intramuscolare e intraperitoneale (nella cavità addominale) sono anche possibili.