PCB


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Con il termine bifenili policlorurati o policlorobifenili (PCB) si designa una miscela di idrocarburi clorurati usata dal 1930 per diversi scopi industriali.
I PCB (C12H10-nCl, con n compreso tra 1 e 10) sono una classe di idrocarburi clorurati non polari con nucleo bifenilico e sostituzione con atomi di cloro da 1 fino a 10 atomi di idrogeno. Questa struttura fa sì che i PCB siano una numerosissima famiglia di 209 congeneri, distinti in relazione al diverso numero di atomi di cloro e alla disposizione degli stessi.

La notevole inerzia verso altri composti e l’elevata resistenza al calore sono sfruttate in diverse applicazioni industriali (fluidi elettrici in condensatori e trasformatori, radiatori, sistemi idraulici, lubrificanti, adesivi, carta copiatrice, composti plastici, vernici…).

Nel 1968 in Giappone e undici anni dopo a Taiwan, migliaia di persone furono esposte ad alte dosi di PCB in seguito all’assunzione di olio di riso contaminato. Le conseguenze furono, tra le altre, danni al fegato e malattie della pelle. I bambini venuti al mondo fino a sette anni dopo questi episodi accusavano inoltre sintomi analoghi a quelli delle madri e manifestavano ritardi nello sviluppo intellettivo.

Nel 1996 (Direttiva 96/59/CE) è entrato in vigore il divieto generale di impiego dei PCB. Questi possono tuttavia continuare a giungere nell’ambiente ed essere respirati poiché si sono ormai diffusi in tutte le parti del globo: presenti nei materiali in cui sono stati impiegati, gettati nell’ambiente come rifiuti e dispersi, sulle lunghe distanze, dall’aria e dalle acque (superficiali e profonde), si sono sparsi in ogni angolo della terra e sono penetrati, pur in piccolissime dosi, in qualsiasi organismo vivente.

La maggior fonte di contaminazione umana è l’assunzione attraverso gli alimenti, anche se, in alcuni casi, non sono da sottovalutare l’inalazione e l’esposizione cutanea.
A causa del bioaccumulo nelle sostanze grasse e la difficile degradazione, i PCB sono ritenuti dei pericolosi inquinanti ambientali a cui si associano effetti cancerogeni nei vari apparati umani. Appare evidente quindi eliminare le fonti residuali di contaminazione con trattamenti idonei di smaltimento.
I PCB sono inoltre ritenuti responsabili del mancato successo riproduttivo di diverse popolazioni di animali tra cui le foche artiche. A seconda della loro struttura chimica hanno una diversa velocità di degradazione: i tempi di dimezzamento possono andare da 10 giorni fino a un anno e mezzo.