La normativa in materia di pesticidi

La “Green Chemistry” rappresenta un nuovo modo di concepire la chimica per renderla ecosostenibile: nasce negli anni novanta negli USA, quando diventa chiaro che le leggi per combattere l’inquinamento emesse nei decenni precedenti (che agiscono a posteriori, quando l’inquinamento si è verificato), come il “Clean Air Act” del 1970, o “Toxic Substances Control Act” (TSCA) del 1976, pur dando un grosso risultato in termini di miglioramento dell’ambiente, non bastano ed hanno comunque un costo enorme.
La prima legge che affronta il problema della prevenzione è il Pollution Prevention Act del 1990. Nel 1991 l’Environmental Protection Agency (EPA) inizia a focalizzarsi sulla Green Chemistry, definita come la progettazione di prodotti e processi chimici che riducono o eliminano l’uso o la formazione di sostanze pericolose.

In questa direzione un grosso contributo a livello internazionale viene finalmente dato dalla Convenzione di Rotterdam del 1998.
In risposta ai problemi legati alla crescita drammatica di prodotti chimici pericolosi e al loro commercio, l’UNEP e la FAO a metà degli anni ’80 iniziarono a sviluppare e promuovere programmi di scambio volontario di informazioni. Nel 1989 le due organizzazioni introdussero il concetto di "assenso preliminare in conoscenza di causa" (in inglese, Prior Informed Consent / PIC), secondo cui il Paese esportatore deve fornire al Paese importatore tutte le informazioni necessarie relative alla sostanza chimica. Dopo una serie di Concili e Summit tra le più grandi forze mondiali, durati quasi 10 anni, il testo della "Convenzione di Rotterdam concernente la procedura di assenso preliminare con conoscenza di causa per taluni prodotti chimici e antiparassitari pericolosi nel commercio internazionale" è stato adottato durante la Conferenza Diplomatica tenutasi a Rotterdam il 10 Settembre 1998.
Gli obiettivi della Convenzione sono:
  • Promuovere la responsabilità solidale e la cooperazione tra le Parti nel commercio internazionale di alcuni prodotti chimici pericolosi, al fine di proteggere la salute dell’Uomo e l’ambiente da potenziali rischi.
  • Contribuire all’uso sicuro di questi prodotti chimici pericolosi, facilitando lo scambio di informazioni sulle loro caratteristiche, provvedendo ad un piano di import-export che riguardi le varie Parti.
La presente Convenzione si applica: ai prodotti chimici vietati o soggetti a rigorose restrizioni e ai formulati antiparassitari altamente pericolosi (pesticidi).
Quindi la Convenzione permette al Mondo di monitorare e controllare questo tipo di commercio senza comunque bandirlo. Il testo completo di questa convenzione è reperibile qui.

Oggi il quadro normativo è abbastanza stratificato: infatti, oltre ad essere definito a livello internazionale dalla Convenzione di Rotterdam, ci sono anche una serie di direttive comunitarie recepite nel nostro ordinamento con vari provvedimenti (primo fra tutti il D. Lgs. 194/95 in materia di immissione in commercio di prodotti fitosanitari) e numerosi decreti attuativi e circolari dei Ministeri delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAF) e della Salute.

Il D.Lgs. n° 194/95 e successivamente il DPR n° 290/2001 rispondono alla fondamentale esigenza di assicurare, a partire dalla fase di sperimentazione del prodotto fitosanitario, della sua registrazione fino all’ultimo stadio della sua utilizzazione, le necessarie autorizzazioni al fine di precostituire, attraverso procedure adeguate, vari strumenti di controllo.
La stessa normativa prevede adeguati interventi formativi, nell’intento di educare gli stessi operatori coinvolti ad adottare misure di prevenzione degli eventi e delle situazioni in grado di nuocere alla salute umana e di procurare danno all’ambiente.