Estrazione e preconcentrazione [31]

A causa delle basse concentrazioni (dell'ordine dei mg/L in alcuni vini bianchi) dei polifenoli nel vino, alcuni metodi di analisi richiedono una separazione o una preconcentrazione. L'instabilità e la rapida evoluzione (ossidazione, isomerizzazione, polimerizzazione,...) di queste specie, però, causano la comparsa di artefatti indesiderati durante le fasi preparatorie.
Sono stati sperimentati vari metodi di estrazione e preconcentrazione dei polifenoli: precipitazione, estrazione per mezzo di adsorbenti solidi e soprattutto estrazione con alcuni solventi, solitamente acetato di etile ed etere dietilico. La tradizionale estrazione con solvente, però, conduce a basse rese, scarsa riproducibilità e degradazione del campione, con comparsa di artefatti.
Un articolo del 1996 si occupa perciò dello sviluppo di un dispositivo per un metodo rotatorio di estrazione con solvente.

dispositivo per estrazione rotatoria

Il dispositivo è dotato di un motore elettrico, collegato a una serie di barre metalliche provviste di pinze che sostengono i recipienti di estrazione; è possibile eseguire fino a dodici estrazioni contemporanee. Ogni pinza regge una coppia di ampolle di vetro, ognuna con un volume di circa 150 mL, unite da un tubo di vetro lungo 30 cm e con un diametro di 1 cm. Il numero di cicli di estrazione, la velocità di rotazione, il rapporto tra i volumi delle fasi e la forza ionica del mezzo devono essere controllati e ottimizzati.
La prima operazione è l'individuazione del miglior numero di cicli: si osserva che l'efficienza non migliora significativamente al di sopra dei 200 cicli, perchè l'affinità tra i fenoli e l'estraente consente rapidi trasferimenti di materiale; se si sale fino a 400 cicli, poi, si osserva addirittura una diminuzione della resa, dovuta probabilmente alla degradazione dei campioni a causa del maggior tempo di estrazione.
Si sceglie poi il volume dell'estraente: volumi maggiori consentono di ottenere rese migliori, ma comportano anche estrazioni più lunghe, con conseguente comparsa di artefatti; bisogna quindi trovare un compromesso, e si osserva che i risultati migliori si raggiungono con un volume tra 80 e 100 mL.
Anche per la velocità di rotazione è necessario trovare lo stesso compomesso: viene fissata a 0.8 giri per minuto, che garantiscono buone rese e tempi di estrazione non troppo lunghi.
Infine si valuta la forza ionica: la presenza di un elettrolita dissolto nella fase acquosa diminuisce il numero effettivo di molecole di solvente disponibili per la solvatazione degli analiti fenolici, e perciò agevola il loro trasferimento nella fase organica. Per questo motivo la matrice viene saturata con NaCl.

Le rese ottenute con questa tecnica sono solitamente superiori al 70%. La fissazione di tutti i parametri garantisce inoltre un'alta riproducibilità. Un ulteriore vantaggio consiste nell'assenza di riscaldamento, che riduce la possibilità di degradazione dei campioni.