Meccanismo d'azione

L’azione “gratificante” della cocaina si esplica attraverso l’attivazione dei neuroni dopaminergici del sistema mesolimbico.
Tali neuroni originano nel mesencefalo e proiettano le terminazioni nervose nelle aree del sistema limbico. Le sostanze d’abuso tendono ad interferire su questi neuroni. In particolare, la cocaina agisce nel nucleo accumbens, una delle aree limbiche sulle quali terminano gli assoni dei neuroni dopaminergici a partenza mesencefalica. Oltre a bloccare i trasportatori che la ricatturano nello spazio sinaptico, essa potenzia la trasmissione della dopamina.
La cocaina esercita inoltre un’azione inibente della ricaptazione della noradrenalina e della serotonina ed esercita l'effetto di anestetico locale in quanto blocca la conduzione dell’impulso nervoso nei canali sensibili al Na+. Questa induce una notevole dipendenza psicologica evocando la produzione di dopamina dai centri della percezione del piacere (nucleo ventro-mediale del mesencefalo).
L’abuso di tale sostanza provoca una ricerca ossessivo-compulsiva della stessa.
La sua assunzione, inoltre, determina euforia e benessere, cui si associa però anche un’azione disforica ed ansiogenetica, per far fronte alla quale il tossicodipendente tende a ricorrere ad un nuovo uso della sostanza. La somministrazione ripetuta e a lungo termine di cocaina sembra comunque indurre una certa compromissione della funzionalità dopaminergica, come dimostrato dalla riduzione della concentrazione sinaptica della dopamina e dalla ipersensibilità dei recettori post-sinaptici, fenomeni osservabili nel trattamento cronico.
I recettori su cui si fissa la dopamina sono di 2 tipi:
  1. il recettore dopamina-1 (D1)
  2. il recettore dopamina-2 (D2)
Il primo (D1) media la risposta di vasodilatazione dei vasi periferici a livello renale, mesenterico, coronarico e cerebrale. Il secondo (D2) inibisce la trasmissione nei gangli simpatici e la liberazione di noradrenalina a livello delle terminazioni nervose simpatiche attraverso un effetto sulla membrana presinaptica.
Il secondo, se stimolato, va ad inibire, inoltre, la liberazione di prolattina dall’ipofisi provocando il vomito.
La cocaina va ad agire su entrambi i recettori dopaminergici D1 e D2, provocando così effetti antitetici.
La stimolazione dell’area ventrale mesencefalica induce due proiezioni nervose verso il nucleo accumbens sui recettori D1: aumento AMPciclico, effetto disforico, e D2:riduzione AMPciclico, effetto euforico.

Con AMPciclico[1] (Adenosina Monofosfato Ciclico) ci si riferisce ad un metabolita delle cellule prodotto a partire dall'ATP (Adenosina Trifosfato). È un importante "secondo messaggero" coinvolto nei meccanismi di trasduzione del segnale all'interno delle cellule viventi in risposta a vari stimoli, come quelli indotti da ormoni che non sono in grado di attraversare la membrana cellulare.

Nei primi 10 minuti successivi allo stimolo con cocaina, ci sarà una reazione euforica per il rilascio di dopamina e stimolazione dei recettori D2.
La stimolazione dei recettori D1, cui seguono ansia e disforia, induce il cocainomane ad assumere una nuova dose di sostanza per poter provare nuovamente gli effetti euforizzanti. Il fenomeno della tolleranza, di maggior portata nella dipendenza da oppiacei, è comunque presente anche nell’uso di cocaina, poichè il cocainomane avrà sempre maggior necessità di aumentare la dose per provare gli effetti piacevoli ed euforici, ma più quantitativo di sostanza assume, maggiore sarà la disforia indotta dalla stimolazione dei recettori D1.
Terminata l’assunzione di cocaina, l’effetto mediato dai recettori D2 (euforia) svanisce e, al suo posto, subentrano gradualmente ansia e disforia.
Lo stato ansioso e depresso del soggetto tende a permanere per ore. A questo punto, compare il "craving" per la sostanza, la necessità ossessiva e compulsiva di tornare alla droga.
Tradizionalmente, gli effetti psichici della cocaina sono stati riassunti in tre stadi di diversa gravità, in dipendenza della dose e della frequenza d’uso. Essi sono:

  1. EUFORIA: Tale stadio è caratterizzato labilità affettiva, accresciuta performance cognitiva e motoria, ipervigilanza.

  2. DISFORIA: Fase che si caratterizza per il "craving" in quanto la stimolazione dei D1 del nucleo accumbens genera malinconia, apatia, tristezza, difficoltà di attenzione e di concentrazione, anoressia e insonnia.
    Il soggetto torna ossessivamente e compulsivamente alla cocaina sperando di ottenere la riduzione della disforia.

  3. FASE CRASH: Si verifica quando le scorte di dopamina si esauriscono e compare il senso di fatica.
    Tipicamente, in questa fase, il soggetto tende al sonno. Al risveglio, accuserà appetenza.
    Dopo il “crash”, si verifica un periodo di astinenza durante il quale il soggetto è anedonico.