Gli endocannabinoidi: Anandamide e N-acil-etanolamine

bibliografia [14], [35]
Anandamide
N-acil-etanolamine

Premessa
Una delle più interessanti proprietà del cioccolato da poco riscontrate, è la presenta di molecole che mimano le azioni dei cannabinoidi. I cannabinoidi sono stati usati in medicina per molti anni a scopo curativo di spasmi muscolari, glaucomi, nausea etc. Sono tutt’oggi usati, in alcuni casi, come calmanti e rilassanti. Recentemente, uno studio intrapreso al Neurosciences Institute in San Diego, California, ha identificato un gruppo di componenti biologicamente attivi nel cioccolato, il principale è l’anandamide, che interagisce con i recettori dei comuni cannabinoidi presenti nel cervello.



struttura

L'anandamide
L'anandamide, o arachidonoiletanolammide (AEA), è un lipide che fa parte di una nuova classe di mediatori lipidici, collettivamente noti come endocannabinoidi. Questo composto, il cui nome deriva dal sanscrito "ananda", beatitudine interiore, è stato isolato e caratterizzato per la prima volta dal chimico ceco Lumír Ondrej Hanuš e dal farmacologo americano William Anthony Devane nel Laboratorio di Raphael Mechoulam della Università di Gerusalemme nel 1992.

Molti endocannabinoidi sono a lunga catena e derivano da acidi grassi insaturi. L’anandamide è prodotto a partire dai fosfolipidi, costituiti dall'acido arachidonico, per mezzo di una via metabolica in cui entrano in gioco gli enzimi Naciltransferasi e fosfodiesterasi NAPE-PLD (N-acylphosphatidylethanomine-seletive phospolipase D)

L’inattivazione invece è promossa da un'idrolisi catalizzata dall’enzima FAAH microscopio (Fatty Acid Amide Hydrolase), come riporta lo schema sottostante.

via



microscopio
  • La biosintesi dell'anandamide



  • Nella rappresentazione interattiva riportata in seguito è rappresentata la molecola dell' anandamide.



    L'AEA, è un neurotrasmettitore che mima gli effetti dei composti psicoattivi presenti nella cannabis, noti come cannabinoidi. Esso infatti è in grado di legarsi al recettore dei cannabinoidi (CB1 e il CB2, anche se quest’ultimo con un’affinità più bassa) presente nel cervello e quindi di generare effetti comportamentali e di produrre effetti sul tono dell’umore e sulle funzioni cognitive quali l’apprendimento e la memoria. In linea generale l’assunzione di cannabinoidi provoca la comparsa di euforia e un rallentamento delle funzioni di apprendimento. L’anandamide sembra essere in grado di stimolare le percezioni sensoriali inducendo euforia e senso di soddisfazione; in ogni caso, questa molecola non causa fenomeni di dipendenza: è stato stimato che un uomo di 60 kg dovrebbe ingerire circa 10 kg di cioccolato al giorno per subirne questo effetto! Tuttavia i livelli presenti nel cioccolato consentono a questa sostanza, di favorire una sensazione di benessere, di appagamento, di serenità senza provocare i sicuri danni della canapa indiana.


    Negli ultimi anni le industrie farmaceutiche hanno cominciato a ritenere importante investire nello sviluppo di farmaci basati sulla modulazione del sistema endocannabinoide. L’inibizione dell’enzima FAAH, infatti, è al centro di un'attività di ricerca al fine di sintetizzare inibitori via via più efficaci da usare come principio attivo in farmaci antidepressivi. Inibendo l’enzima FAAH si prolungherebbe il tempo di vita dell’endocannabinoide e con esso anche gli effetti euforici e antidepressivi. Fra gli ultimi inibitori scoperti vi è l’URB597 (conosciuto anche come Kadmus KDS-4103) che blocca in modo selettivo ed efficiente l'inattivazione dell'anandamide alzandone i livelli solo nelle aree celebrali in cui è prodotta. In questo modo evita le alterazioni provocate da molecole (quali la marijuana) che agiscono indiscriminatamente sui recettori dei cannabinoidi.




    microscopio
  • Analisi UPLC-MS/MS


  • Le Etanolamidi
    Oltre all’anandamide il cioccolato (in particolar modo il cioccolato fondente) contiene altre due ammidi di acidi grassi insaturi che sono chimicamente e farmacologicamente legati all’anandamide. Questi composti sono noti generalmente come N-acil-etanolammine (NAEs; N-oleoylethanolamine, N-linoleoylethanolamine) e sono in grado di mimare gli endocannabinoidi proprio come l’anandamide. Possono esercitare sia un’azione diretta, mediante l’attivazione dei recettori degli endocannabinoidi, sia un’azione indiretta, rallentando la distruzione della sostanza anandamide favorendone così il prolungamento e quindi allungano il piacere ed il benessere.

    strutturanaes


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