Un po' di storia
bibliografia [3], [4]

Theobroma cacao è il nome scientifico con il quale Linneo, biologo svedese, identificò la pianta del cacao. La traduzione dal greco di Theobroma significa “cibo degli dei”.

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Il cacao iniziò ad essere conosciuto e a diffondersi in Europa dopo la scoperta dell’America. Le piante di cacao, infatti, erano coltivate fin dal 1000 a.c. dalla popolazione dei Maya che risiedeva principalmente nella regione compresa fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala.


Successivamente anche la popolazione Azteca iniziò a coltivare il cacao e a produrre il cioccolato. Nel 1492 con la scoperta dell’America, Cristoforo Colombo venne a contatto con questo cibo.
Nel 1519 Cortés, il famoso colonialista spagnolo, durante la conquista del Messico, sbarcò sulle coste di Tabasco, nella penisola dello Yucatan. Si interessò fin da subito a questa bevanda che veniva gustata in tazze d’oro. In una lettera indirizzata all’imperatore Carlo V, Cortés scriveva: “una tazza di questa preziosa bevanda mette un uomo in condizione di sopportare un’intera giornata di marcia, senza prendere altri cibi”. La popolazione azteca preparava questa delizia facendo “essiccare i semi sul fuoco in una ciotola di terra; rompendoli tra due pietre e riducendoli in polvere che veniva versata in bicchieri; poi venivano aggiunti acqua e pepe”, come descriveva il viaggiatore Girolamo Benzoni.
Il cacao diventò, dunque, il primo esempio di pianta da esportazione e ben presto iniziò a diffondersi in tutta la Spagna e i traffici sull’Oceano Atlantico, atti a trasportare i semi di cacao, si intensificarono sempre più.

In Italia questa prelibatezza si diffuse verso la fine del XVI secolo grazie al duca Emanuele Filiberto di Savoia che fece diventare Torino la capitale del cioccolato.
Nei primi anni del Settecento venne creata la famosa bevanda simbolo del capoluogo piemontese, il bicerin. Nell’800, invece, vennero inventati i cioccolatini, un’altra grande gloria torinese.


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