Le diossine e la catena alimentare[1]

Le diossine sono molto stabili e si sciolgono bene nei grassi. A causa di queste caratteristiche le diossine hanno la pericolosa e subdola caratteristica di concentrarsi, anche di migliaia di volte, lungo la catena alimentare, in particolare nei cibi ad alta concentrazione di grassi ( burro, oli alimentari, latte, formaggi, carne,...) Ad esempio, la "storia" delle diossine immesse nell’ aria da un inceneritore potrebbe essere questa: le diossine, dopo essere uscite dal camino si disperdono nell’ aria e la loro concentrazione diminuisce man mano che il vento le allontana dalla sorgente. E’ comunque inevitabile che queste molecole , prima o dopo, cadano al suolo e quindi è altrettanto inevitabile che, con il tempo, la concentrazione di diossine nel terreno, sottovento all’ impianto, aumenti progressivamente, a causa della continua deposizione al suolo, giorno dopo giorno.


Diossine nel terreno e nei sedimenti

E’ stato possibile studiare l’ accumulo progressivo di diossine nel terreno analizzando un archivio di campioni di suolo raccolti, a partire dal 1856, nel Sud dell’ Inghilterra e provenienti da un campo mai adibito ad uso agricolo. Nel 1856 , in un chilo di terreno raccolto in questo campo si potevano trovare 31 nanogrammi di diossine. Nei campioni raccolti negli anni successivi le diossine aumentavano progressivamente (1.2 % all’ anno), fino a raggiungere la concentrazione massima nell’ 1986 (92 ng/kg). Pertanto, in 130 anni, la contaminazione da diossine di questo campo è aumentata del 300%, un risultato che conferma come un terreno contaminato da diossine resta tale molto a lungo, in quanto sono trascurabili fenomeni di decontaminazione naturale. Un risultato analogo si è ottenuto analizzando i sedimenti di un lago scozzese, ( Loch Corie nan Arr) posto in zona remota. La concentrazione di diossine nei sedimenti formatisi intorno ai primi anni del 1800 era di circa 1 ng/kg. Questo valore aumentava progressivamente nel tempo, per raggiungere il valore massimo (4.3 ng/kg) tra il 1930 e il 1949. Successivamente si registrava un leggero calo e la concentrazione nei sedimenti più recenti (1970-1993) era di 3.4 ng/kg. Questi dati, relativi alla contaminazione di terreno e di sedimenti sono stati interpretati come l’ effetto del trasporto, a lunga distanza, di diossine prodotte da attività industriali o di incenerimento. Ovviamente, nelle zone industriali la situazione è peggiore. Ad esempio, in Germania, nel terreno raccolto nel raggio di 500 metri da un’ azienda per il recupero di metalli, la concentrazione di diossine diminuiva esponenzialmente con la distanza da questa fonte, con un valore minimo pari a 12 ng/kg e un valore massimo di 14.000 ng/kg.

Diossine nell’ erba

Anche l’ erba può essere contaminata dalla diossina. Campioni d’ erba raccolti sistematicamente in Inghilterra, nello stesso campo in cui si sono analizzate le diossine nel terreno, hanno permesso di verificare che per un intero secolo, dal 1860 al 1960, la concentrazione di diossine è rimasta stabile e pari a circa 12 ng/kg. Successivamente, nei campioni d’ erba raccolti nello stesso campo, tra il 1961 ed il 1965 e in quelli tra il 1976 e il 1980, si registravano due netti aumenti della concentrazione di diossine, pari a 96 e 85 ng/kg . Questo aumento della concentrazione di diossine pari a circa sette volte rispetto al valore iniziale, era attribuito, rispettivamente, al maggior uso di pesticidi clorurati e all’ aumento della quantità di rifiuti inceneriti, fatti avvenuti in quello stesso periodo. Anche in questo caso sottolineiamo il fatto che la contaminazione misurata non è attribuibile a fatti locali, ma al trasporto degli inquinanti su lunga distanza.

Diossine nel latte

Se l’ erba contaminata è mangiata da erbivori, le diossine si trasferiscono dall’ erba ai tessuti grassi di questi animali. In questo caso lo strato adiposo funziona come "serbatoio" di diossine, da cui tali sostanze sono "prelevate" durante l’allattamento, per passare nel latte. Ovviamente questo fenomeno riguarda tutti i mammiferi. La Tabella I sintetizza i risultati di studi condotti, all’ inizio degli anni novanta, sia sul latte di mucche tedesche che di mamme svedesi. La scelta della nazionalità di questi soggetti messi a confronto dipende solo dal fatto che in questi due paesi esistono numerosi studi sistematici di questo tipo, mentre poco o nulla ancora si sa sul latte italiano , sia quello delle nostre mucche, sia quello delle nostre mamme.

TABELLA I. DIOSSINE NEL LATTE ( picogrammi per grammo di grasso)

  anno picogrammi/gr
mucche tedesche 1993 0.7
mamme svedesi 1992 18

Come si può vedere dalla tabella, la quantità di diossine che si trova nel latte delle mamme svedesi è circa 25 volte più elevato di quello che si trova nel latte delle mucche tedesche. Questa differenza è generalizzata: la quantità di diossine nel latte materno è sempre maggiore di quello del latte di mucca. Il motivo è che, nella catena alimentare, le mamme (e i papà) si trovano sempre ad un livello superiore alle mucche, quindi gli umani concentrano le diossine nei propri grassi a livelli maggiori di quelli che si trovano nel cibo con cui si alimentano, in particolare latticini, carne, pesce. Peraltro, le mamme svedesi hanno valori di diossine relativamente bassi, leggermente maggiore di quelli delle mamme spagnole ed ucraine (6-11 pg/gr). Situazioni peggiori si sono trovate nelle mamme tedesche abitanti in zone industriali (41 pg/gr) e, ancor peggio, nelle mamme di New York (189 pg/gr). Ma anche nel popolo delle mucche si registrano importanti differenze. Ad esempio, nel latte di mucche belghe allevate in pascoli lontani da fonti inquinanti si trovarono, nel 1997, concentrazioni di diossine pari a 0.6 pg/g , mentre negli allevamenti vicini a zone industriali e ad inceneritori le concentrazioni di diossine erano nettamente maggiori (1.2 - 4.5 pg/gr).

Bambini e diossine

Tuttavia, le mamme non sono l’ ultimo anello della catena alimentare a base di diossine, questo primato spetta ai loro figli. Per questo motivo si ritiene che la quantità maggiore di diossine che si assimila nel corso della vita sia proprio quella ricevuta attraverso l’ allattamento al seno materno. Un neonato di 5 chili, giornalmente dovrebbe essere esposto a non più di 20 picogrammi di diossine, ovvero la quantità contenuta in 37 millilitri di latte di mamma svedese. Naturalmente un bambino di quel peso "ciuccia" , ogni giorno , molto più latte ( 200-300 millilitri) , quindi ingerisce, in proporzione, una quantità di diossine superiore al valore massimo tollerabile. Ovviamente l’ esposizione neonatale a diossine è da evitare. Comunque, è opinione dei ricercatori che l’ allattamento al seno, in situazioni "normali", quali quelle riscontrate in Svezia, sia sempre da preferire, per i suoi indubbi vantaggi sull’ equilibrato e sano sviluppo del neonato. E’ evidente , comunque, che bisognerebbe fare tutto il possibile per diminuire al massimo la quantità di diossine presenti nel latte materno.