Interferenti endocrini [10]
La parola ormone deriva dal verbo greco horman, che significa “stimolare, eccitare”. Vi sono tre classi chimicamente distinte di ormoni: peptidi, ammine e steroidi. Gli ormoni sono di solito presenti nel sangue a concentrazioni molto basse, dell’ordine di misura da micromolare a picomolare; per questo motivo, è molto difficoltoso isolare, identificare e valutare accuratamente gli ormoni.
Quando un ormone viene secreto, la sua concentrazione nel sangue aumenta, qualche volta anche di diversi ordini di grandezza. Quando la secrezione si ferma, la concentrazione dell’ormone ritorna rapidamente ai livelli normali. Gli ormoni hanno nel sangue un’esistenza piuttosto breve, spesso solo di pochi minuti. Quando il processo che essi mediano non è più necessario per l’organismo, sono inattivati da sistemi enzimatici. Alcuni ormoni producono intermedi fisiologici o risposte biochimiche.
Gli ormoni tiroidei e gli estrogeni inducono una risposta massima nei loro tessuti bersaglio soltanto dopo ore o giorni. Le differenze nei tempi di risposta corrispondono a differenze nel meccanismo d’azione di queste molecole. In genere gli ormoni che agiscono rapidamente determinano variazione nell’attività di uno o più enzimi preesistenti nella cellula bersaglio, mediante meccanismi allosterici o modificazioni covalenti degli enzimi stessi. Gli ormoni che agiscono più lentamente alterano di solito l’espressione di geni, inducendo la sintesi di più copie di una proteina.
Tutti gli ormoni agiscono attraverso specifici recettori, presenti nelle loro cellule bersaglio, a cui gli ormoni si legano con alta affinità e specificità. Ogni tipo di cellula ha una sua combinazione di recettori per ormoni che definisce il suo campo di sensibilità a queste molecole. Due tipi di cellule con lo stesso recettore possono avere bersagli intracellulari diversi per l’azione dell’ormone e quindi possono rispondere in modo diverso.
Il recettore produce o determina la produzione di una molecola di messaggero intracellulare, chiamato anche secondo messaggero. Il secondo messaggero trasferisce il segnale dal recettore dell’ormone a qualche enzima o sistema molecolare della cellula, che genera la risposta. Il secondo messaggero può agire anche regolando la reazione di uno specifico enzima o modificando la velocità con cui un certo gene o gruppo di geni viene tradotto in proteina o proteine. Nel caso degli ormoni steroidei e tiroidei, è il complesso recettore-ormone che trasferisce il messaggio, provocando l’alterazione dell’espressione di specifici geni.

Cosa sono gli EDC?

Nel corso del ventesimo secolo il mondo ha vissuto un’esplosione tecnologica e industriale senza precedenti che ha avuto però diverse conseguenze negative tra cui un rischio sempre crescente derivante dagli effetti dei prodotti e dagli scarti derivanti dall’industria, colpevoli spesso di esercitare spiacevoli effetti tossici, frequentemente sull’apparato riproduttore. Fu solo a metà degli anni ’90 che si iniziò a concretizzare il concetto della “tossicologia riproduttiva” con l’avvento di maggiori e sempre più dettagliate conoscenze nel campo dei distruttori endocrini.
La Commissione Europea e altri organismi internazionali (OECD, WHO) indicano in particolare come prioritario l’incremento delle conoscenze sugli “Endocrine Disrupting Chemicals” (EDC), un eterogeneo gruppo di sostanze caratterizzate dalla capacità potenziale di interferire, attraverso svariati meccanismi, con il funzionamento del sistema endocrino, in particolare con l’omeostasi degli ormoni sessuali e della tiroide. La riproduzione e lo sviluppo pre- e postnatale sono le fasi biologiche più sensibili agli effetti endocrini degli EDC. Studi epidemiologici suggeriscono che vi sia una correlazioni fra esposizione a specifici gruppi di EDC e alterazioni dell’apparato riproduttivo, quali ad esempio malformazioni, infertilità, aumentato rischio di seminomi e di endometriosi.
Numerosi punti restano tuttavia ancora da chiarire, tra i meccanismi biologici alla base di tali correlazioni e gli eventuali fattori di suscettibilità e/o di rischio concomitanti. Manca in particolare una conoscenza approfondita dell’intero spettro di patologie potenzialmente associabili all’esposizione a EDC.
Gli EDC hanno carattere lipofilo e questo permette loro di diffondere attraverso la membrana cellulare, di legare eventualmente i recettori per gli ormoni steroidei e di accumularsi a livello del tessuto adiposo. Il loro bioaccumulo ha sicuramente una notevole importanza dal punto di vista tossicologico, ma per quanto riguarda ad esempio gli alimenti è da citare il fatto che attraverso la sostanza grassa consumata insieme alla carne, al latte, ecc., vengono assunte numerose di queste sostanze derivanti dall’inquinamento ambientale.
In generale possiamo dire che i distruttori endocrini sono sostanze che mimano gli ormoni endogeni o che interferiscono con la farmacocinetica o ancora che operano secondo entrambi i suddetti meccanismi.
La definizione classica e ormai unanimemente accettata di distruttore endocrino è la seguente: Una sostanza esogena che interferisce con la produzione, il rilascio, il trasporto, il metabolismo, il legame, l’azione o l’eliminazione degli ormoni naturali dell’organismo responsabili del mantenimento dell’omeostasi e della regolazione dei processi di sviluppo.
I loro effetti indesiderati finora osservati, mediante studi in vivo e in vitro, sono la compromissione della capacità riproduttiva, la presenza di difetti morfologici o funzionali alla nascita, lo sviluppo del cancro alcune alterazioni del sistema immunitario e altri problemi ancora.

Classificazione degli EDC

L’enorme quantità di composti che potrebbero interferire con il sistema endocrino umano e animale non ne facilita la classificazione. In via generale è possibile raggruppare questi composti in cinque categorie principali:
1) Farmaci o estrogeni sintetici (come ad esempio il 17-β-estradiolo o l’estrogeno sintetico dietilstilbestrolo, DES). Fitoestrogeni, tra cui:
2) Pesticidi, a loro volta distinguibili in:
3) Plastificanti (in particolare, gli ftalati) e prodotti derivanti dalla combustione del PVC (ma anche della carta e delle sostanze putrescibili) come le diossine

4) Sostanze di origine industriale come: