Il vermiglione: protagonista del Rinascimento

Protagonista di questo periodo artistico è il vermiglione grazie alla produzione ingente di mercurio nel periodo 1545-1645 da parte di mercanti e banchieri tedeschi originari di Augusta (i Fugger). Allora era l’Olanda (Amsterdam in particolare) il principale centro di produzione di vermiglione per via secca fino alla metà del ‘700 dove si scontrerà con la concorrenza tedesca e cinese. In realtà la prima “fabbrica” di vermiglione nasce a Venezia nel 1523 per opera di Francesco Negro (che verrà soprannominato “da i Cenabrij” per la sua attività) che ottenne il permesso dai “Provveditori della Sanità” per la costruzione dell’attività a Marghera [1].

La produzione olandese di vermiglione viene riportata nel modo seguente: si combinavano in una scodella di bronzo cento parti di mercurio in peso e si aggiungevano altre venti parti di zolfo liquefatto, formando un composto amorfo nero. Questo composto veniva polverizzato e riscaldato fino alla sublimazione (sopra i 580°); fatti condensare i vapori si otteneva la modificazione rossa cristallina del solfuro di mercurio (alpha-HgS). A questo punto si trattava il condensato con una soluzione alcalina per rimuovere lo zolfo libero, quindi si lavava e macinava sotto l’acqua per ottenere finalmente il pigmento rosso [1].

Nel 1687 Schulz scoprì in Germania il processo umido per la produzione del vermiglione che consisteva nel far reagire il minerale nero scaldandolo in una soluzione di cloruro di ammonio o di solfuro di potassio. Fu un evento importante perché introduceva un metodo semplice e poco costoso. Un altro vantaggio è che il vermiglione così ottenuto può essere distinto dal cinabro al microscopio (solitamente è impossibile distinguere i due pigmenti, quello naturale e quello sintetico) perché il vermiglione così sintetizzato è caratterizzato da particelle uniformi nella misura [1].