N969:
[(2,4-difluorofenilpiridina)2Ir(4,4'-dimetilammino-2,2'bipiridina)]PF6

Questo complesso è stato sintetizzato per studiare l'effetto combinato della distribuzione degli elettroni nei sostituenti della bipiridina e dei leganti di fenilpiridina recanti sostituenti elettronattrattori. Data la novità di questo materiale si è usato come riferimento il complesso [(2-fenilpiridina)2Ir(4,4'-t-butil-2,2'-bipiridina)] PF6, denominato N925, mentre il complesso [(2-fenilpiridina)2Ir(4,4' -dimetilammino-2,2'-bipiridina)]PF6, denominato N926, è steto studiato l'effetto della sola distribuzione elettronica permettendo di avere dei termini di confronto per il nuovo ciclometallato.

Struttura del complesso N969

I dati fotofisici dei tre complessi rivelano che nel passaggio dal complesso N925 al N926 e al N969 si verifica un forte decremento dei meccanismi non radiativi deattivanti dell'ordine di un fattore 34 permettendo così di raggiungere una resa quanti ca del 85%. Allo stesso tempo si riscontra un incremento del tempo di vita dello stato eccitato dal N925 al N926 e al N969 che porta ad una riduzione delle costanti di rapporto radiativo di un fattore 2, ad indicare un aumento del carattere π-π* nello stato eccitato che porta al fenomeno luminoso. In conclusione, la funzionalizzazione dei legandi bipiridinici con gruppi donatori di elettroni porta ad uno shift dell'emissione nella regione blu dello spettro (il picco di emissione per il N969 è 463 nm, da confrontarsi con quello del N926 a 491 nm e quello del N925 a 581 nm) e, allo stesso tempo, alla riduzione del decadimento non radiativo.

Struttura del complesso N925

Struttura del complesso N926

Per comprendere pienamente i fattori responsabili dell'emissione dei diversi colori e delle differenti rese quantiche è stao condotto uno studio computazionale tramite dei metodi DFT e TDDFT sullo stato fondamentale w sugli stati eccitati dei tre complessi. In questo modo è stato possibile indivicuare gi stati eccitati che intervengono nell'assorbimento e nel processo di emissione chiarendo i fattori che determinano l'efficienza dei fenomeni radiativi e non radiativi di deattivazione, aprendo così la strada ad un approccio che combina l'aspetto teorio con quello sperimentale per lo svilupo di nuovi complessi con proprietà specifiche.