Metodi di indagine

Nei primi anni di utilizzo degli ESA come sostanze stimolante la diffusione di ossigeno nei tessuti del corpo umano in individui sani (uso illecito, non come medicinale), nessun test analitico era a disposizione dei laboratori antidoping per distinguere la produzione di eritropoietina stimolata da farmaci (esogena) da quella che avviene naturalmente sotto sforzo (endogena). L'utilizzo di queste sostanze era quindi molto diffuso negli sport di resistenza, in particolare nel ciclismo, e in mancanza di controlli è continuato per tutti gli anni '90.

Grande scalpore ha suscitato nel maggio del 2007 la confessione, a quasi dieci anni di distanza, del vincitore del Tour de France 1996, il ciclista danese Bjarne Riis (foto), che ha ammesso di aver vinto quella corsa grazie all'aiuto di farmaci vietati ma non determinabili. Alcuni metodi erano già stati proposti, ma non erano stati applicati perchè troppo complessi e non abbastanza affidabili.

[fonte:cyclinghalloffame.com]

Il metodo oggi in uso è stato messo a punto dal laboratorio del CIO di Chatenay–Malabry ed è il cosiddetto "metodo francese". Si basa sull'analisi combinata di campioni di sangue e urine dell'atleta, per valutare l'alterazione del quadro ematologico derivante dalla possibile assunzione di eritropoietina e/o dei suoi analoghi. Le analisi sulle urine vengono effettuate su campioni per cui l’esame ematico abbia evidenziato valori anomali (ematocrito > 48, emoglobina > 16, reticolociti > 2%) o su campioni il cui risultato analitico sia di non univoca interpretazione.
L'eritropoietina viene separata dall'eritropoietina ricombinata, dovuta all'assunzione di farmaci, usando un metodo elettroforetico basato sulle differenti bande basiche presenti nelle analisi delle urine. Il metodo è valido sia per assunzioni recenti al momento dell'analisi sia per assunzioni durature nel tempo (ad esempio, nei lunghi periodi di allenamento prima di una competizione importante).


[fonte: Nature]

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