Doping
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Definizione
Il doping è l'uso o abuso di sostanze o medicinali con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell'atleta. II ricorso al doping è un'infrazione sia all'etica dello sport, sia a quella della scienza medica. I regolamenti sportivi vietano il doping, regolamentando strettamente le tipologie e le dosi dei farmaci consentiti e prescrivono l'obbligo di sottoporsi a controlli anti-doping per tutti gli atleti (analisi delle urine e del sangue). Gli atleti che risultano non negativi alle analisi vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; nei casi di recidiva si può arrivare alla squalifica a vita.

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Origine del termine
Il termine doping deriva dall'inglese to dope (somministrare sostanze stupefacenti, drogare).
Sono diverse le possibili origini della parola “doping”. Una di queste è “dop”, bevanda alcolica ottenuta dalle bucce degli acini d'uva, usata come stimolante nelle danze cerimoniali dei guerrieri Zulu (Sud Africa) nel XVIII secolo per migliorare la propria forza nelle battaglie.
Un'altra è che il termine derivi dalla parola olandese “doop” (una salsa densa) che entrò nello slang americano per descrivere come i rapinatori drogassero le proprie vittime mescolando tabacco e semi del Datura stramonium, conosciuto come stramonio, che contiene una quantità di tropano alcaloidi, causando sedazione, allucinazioni e smarrimento.
In seguito il termine passò ad essere utilizzato anche nelle corse di cavalli (agli animali veniva somministrata una miscela di oppio, tabacco e narcotici).

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Breve storia
Già in epoca Greca, gli atleti, pur di vincere, si affidavano a diete ricche di carne, a pozioni ricavate dai funghi o, ancora, ad unguenti e semi di sesamo. Per non parlare poi dei gladiatori dell’antica Roma che, prima dei combattimenti, tracannavano una “bevanda preparata con una miscela composta dal sudore dei colleghi risultati vincitori negli incontri del giorno precedente e dalla sabbia del campo da gioco che aveva accolto il sangue dei vinti”.
Il primo caso acclarato di doping fu quello di Thomas Hicks, vittorioso nella maratona olimpica del 1904 a Saint Louis, aiutato da un uovo crudo, brandy e iniezioni di stricnina. Nel 1928 la IAAF (Federazione internazionale dell'altletica leggera) fu la prima federazione internazionale a controllare il doping (in particolare, l'uso di stimolanti). Intanto il problema si aggravò per l'invenzione, negli anni '30 degli ormoni sintetici, in uso dagli anni '50 con finalità illecite. Il ciclista danese Knud Enemark Jensen alle Olimpiadi di Roma del 1960 fu probabilmente il primo caso di decesso a causa di sostanze dopanti (l'autopsia rivelò tracce di anfetamine). Nel 1966 UCI (federazionale internazionale del ciclismo) e FIFA (federazione calcistica internazionale) furono le capofila nell'introduzione di test anti-doping nelle loro compoetizioni. L'anno successivo il CIO (comitato olimpico internazionale) istituì la Commissione medica e stilò la prima lista di sostanze proibite. I test anti-doping fecero la loro comparsa nel 1968 ai Giochi olimpici (invernali, Grenoble; estivi, Città del Messico). Il CIO ha istituito nel 1999 un'apposita agenzia che si occcupa di lotta al doping, la WADA (World Anti-Doping Agency). Stime recenti indicano un giro d'affari solo in Italia di circa 500 milioni di euro. Nell'ordinamento giudiziario italiano e di molti altri paesi, l'assunzione di sostanze dopanti costituisce reato penale.

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Classificazione
Le sostanze dopanti possono essere classificate a seconda della categoria a cui appartengono:
  • Stimolanti (anfetamine, cocaina, caffeina, stricnina etc.);
  • Narcotici (codeina, metadone, morfina etc.);
  • Sterodi anabolizzanti (testosterone etc.);
  • Betabloccanti (atenolo, propanolo, acebutolo etc.);
  • Diuretici (furosemide, bumetanide, torasemide etc.).
In maniera analoga, si possono classificare tre tipi di assunzione:
  • Periodo pre-gara (per aumentare masse muscolari e forza fisica; uso di steroidi),
  • Durante le gare (per ridurre la fatica, stimolare il sistema nervoso, ridurre l'ansia; uso di anfetamine, tranquillanti, betabloccanti),
  • Durante le gare (per aumentare il trasporto di ossigeno nel sangue; uso di autotrasfusioni, EPO),
  • Periodo post-gara (per riacquistare il più velocemente possibile l'energia).

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