Gli ESA

Tutti i farmaci stimolanti le cellule eritroidi immature vengono definiti come ESA (Erythropietin Stimulating Agents).

I primi esempi di EPO sinterica sono l'EPO a (nome commerciale Eprex) e l'EPO ß (NeoRecormon), commercializzati nei primi anni '90. Erano praticamente identiche all'EPO umana con una struttuta glucidica leggermente diversa e la somministrazione poteva essere sia endovenosa che sottocutanea, con una frequenza che poteva variare da 1 a 3 volte alla settimana. In seguito venne prodotta l'EPO (Dynepo) con struttura simile alle precedenti.

Nel 2001 fu messa a punto l'EPO di seconda generazione, una molecola eritropietinica (Aranesp) modificata nella sua componente glucidica, arricchita di residui di acido sialico con lo scopo di prolungarne l'emivita sia nella somministrazione endovenosa sia in quella sottocutanea, consentendo di ridurre la frequenza delle somministrazioni ad 1 volta ogni una o due settimane semplificando la vita del paziente con malattia renale.

Di recente è stato messo in commercio in Italia il C.E.R.A. (Continuous Erytropoiethin Receptors Activator) o EPO ß (Mircera) conosciuta come EPO di terza generazione. Mentre la struttura proteica è sempre analoga a quella umana, risulta molto diversa la componente glucidica ed il numero di residui di acido sialico che è più elevato. Queste modifiche hanno consentito di allungare ulteriormente l'emivita del farmaco (somministazione mensile)

Va segnalato come l'impiego di tutti i farmaci E.S.A. nei pazienti nefropatici non ha lo scopo di normalizzare i valori di emoglobinemia, ma di raggiungere un target considerato ottimale compreso tra 11 e 12 g/dl.


L'EPO viene utilizzata in clinica per diversi scopi:
  1. principalmente per la cura dell'anemia di pazienti dializzati o nefropatici (a causa dei problemi renali non viene prodotto una quantità sufficiente di eritropoietina);
  2. per procedure di autotrasfusione per interventi di chirurgia;
  3. nell'anemia con insufficienza cardiaca;
  4. nell'anemia neonatale;
  5. in anemie causate da patologie tumorali.



Gli ESA come doping

Questi farmaci vengono però anche utilizzati da persone non malate che ne fanno uso come doping sportivo L'eritropoietina stimola il midollo a produrre globuli rossi. L'impiego dell'eritropoietina come doping permette all'atleta di trasportare più ossigeno ai muscoli, aumentando le sue prestazioni. I soggetti sani che fanno uso di EPO come doping vanno però incontro a tutta una serie di rischi per la salute tra cui:
  1. Tendenza alla trombofilia, indipendente dal valore di ematocrito (inibizione dei fattori della coagulazione del sangue, per esempio la proteina S). Anche con ematocrito basso si potrebbero verificare dei trombi;
  2. Tendenza alla trombofilia, dipendente dal valore dell'ematocrito (aumentando l'emoconcentrazione, è ovvio che possono formarsi trombi);
  3. Potenziale incremento delle resistenze vascolari nelle zone profonde del cervello, con possibile invecchiamento precoce delle strutture;
  4. Ipertensione, con conseguente sclerosi vascolare (nei diversi distretti ed organi corporei, come fegato, reni e polmoni), accresciuto rischio di infarto e encefalopatia ipertensiva;
  5. Convulsioni;
  6. Leucoencefalopatia (modificazioni della sostanza bianca cerebrale).
Uno dei controlli più semplici sull'uso improprio di eritropoietina consiste nel misurare l'ematocrito: più è alto, maggiore è il sospetto di doping.


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