Prolattina[8]

La prolattina è un ormone anteipofisiario conosciuto soprattutto per il suo ruolo nell’allattamento nei mammiferi in generale. Oltre questa sua importante azione, sembra implicata anche in funzioni di differenziazione del tessuto mammario, nel controllo e nello scambio dell’acqua e degli elettroliti e nelle risposte del sistema immunitario. La prolattina (PRL) è un ormone peptidico sintetizzato e screto dalle cellule lattotropiche. Nell’uomo, l’ormone maturo è composto da 199 amminoacidi, per una massa molecolare di 23kDa. La prolattina umana adotta una struttura tridimensionale composta da quattro eliche antiparallele. I due siti di legame dell’hPRL con i suoi recettori sono ugualmente rappresentati nell’uomo.


Fig 1: Struttura della prolattina
Il promotore prossimale, che regola la sintesi dell’hPRL nell’ipofisi, coinvolge numerosi siti di legame, così come gli elementi di risposta agli estrogeni (ERE). Il promotore distale, situato a monte del promotore prossimale, regola l’espressione della hPRL nei siti extraipofisiari; l’acido ribonucleico messaggero (mRNA) è allora più lungo di 150 basi rispetto a quello dell’ipofisi. Il preormone comporta un segnale peptidico di 28 residui, mentre la prolattina matura ha 199 residui. Sei cisteine formano tre ponti disolfuro intramolecolari. È importante notare che la prolattina matura ha la stessa struttura sia che sia sintetizzata nell’ipofisi sia nei siti periferici.
Fig. 2: la prolattina e il suo gene.
Il gene della PRL umana è situato sul cromosoma 6 ; esso risulta dalla duplicazione di un gene ancestrale comune a diversi ormoni apparentati, i cui membri principali sono l’ormone della crescita ed il lattogeno placentario.

Regolazione della sintesi e della secrezione della prolattina


La biosintesi e la secrezione della prolattina sono controllate da fattori sia centrali (ipotalamo) che periferici (gonadi e tiroide). Il controllo ipotalamico è principalmente inibitore. Vi sono numerosi ormoni periferici che controllano la sintesi e la secrezione della prolattina:

• Estradiolo: numerosi studi suggeriscono che gli estrogeni hanno un ruolo stimolatore sulla secrezione della prolattina; nella donna incinta l’aumento della proporzione delle cellule lattotropiche (di circa tre volte) è stata attribuita ad un’azione estrogena, allo stesso modo della crescita del tasso di prolattina. L’estradiolo provoca un ipertrofia delle cellule lattotropiche ed induce un aumento della produzione di prolattina stimolando la trascrizione del gene. Oltre a questa azione diretta gli estrogeni possono modulare la sensibilità delle cellule ipofisiarie ad altri fattori che regolano la secrezione della prolattina. Inoltre l’estradiolo riduce l’azione inibitrice della dopamina ed aumenta il numero di recettori dell’ormone di stimolazione tiroidea (TRH).

• Testosterone: il testosterone può avere un effetto stimolatore nella secrezione della prolattina, ma probabilmente attraverso l’aromatizzazione in estrogeno.

• Ormoni tiroidei: due meccanismi sono messi in atto per esplicare l’effetto modulatore degli ormoni tiroidei sulla secrezione della prolattina: il retro controllo negativo esercitato dagli ormoni tiroidei sul TRH ipotalamica e l’effetto stimolatore esercitato sulla DA (dopamina) ipotalamica.

• Glucocorticoidi: esercitano un effetto inibitore sulla sintesi della prolattina.
Fig. 3: regolazione della sintesi della prolattina.

Durante la gravidanza…


Il tasso di prolattina comincia ad aumentare nel primo trimestre di gravidanza, in modo progressivo e lineare in ogni donna. Le concentrazioni a fine gravidanza sono più di dieci volte superiori a quelli riscontrati all’inizio. Questo aumento, parallelo a quello degli estrogeni, si accompagna a modifiche importanti delle cellule di prolattina anteipofisiaria. Alla fine della gravidanza hanno raddoppiato il loro volume. Le forme molecolari della prolattina evolvono nel corso della gestazione, con una predominanza della forma glicosidica attiva. Il tasso di PRL si mantiene elevato nel corso delle prime ore di travaglio. In seguito si verifica un crollo, che raggiunge il minimo a circa due ore prima del parto. Due ore dopo risale al livello precedente, per poi diminuire progressivamente. Questa dinamica, che non compare nei casi di parto cesareo, non sembra in rapporto con il tasso di ormoni steroidei.


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