PROCESSO DI RAFFINAZIONE DEL GREGGIO

La raffinazione del greggio avviene mediante una serie di reazioni catalitiche in successione che portano alla produzione dei derivati petroliferi.
Nella figura seguente si evidenzia un tipico schema di raffinazione del greggio:
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  1. il fuel gas, GPL;

  2. la benzina
    (o nafta);

  3. il kerosene;

  4. il gasolio;

  5. i residui pesanti (ad alto tenore di zolfo).
Dallo schema si può notare come i processi di hydrotreating siano unità fondamentali nel trattamento dei diversi prodotti della distillazione.
L’utilizzo di reazioni di idrogenazione catalitiche richiede una notevole disponibilità di idrogeno, pertanto si rende necessario produrre tale gas a costi contenuti integrando le unità che necessitano di idrogeno con quelle che sono in grado di produrlo.
In tale ottica è in genere realizzata all’interno della raffineria una rete di raccolta e distribuzione dell’idrogeno.

Il processo di distillazione consente però di ottenere quantità molto limitate di gasolio; per incrementare la sua produzione si ricorre quindi ad altri processi in grado di frazionare le molecole con più alto punto di ebollizione, trasformandole in prodotti a più basso peso molecolare.
In particolare, la separazione e la conversione dei residui (mediante distillazione sotto vuoto e
cracking termico) e dei cosiddetti “gasoli pesanti” (mediante cracking catalitico e hydrocracking) consente di ottenere miscele aventi il tipico range di temperature di ebollizione del gasolio (250÷360 °C) ma differenti proprietà (in termini, ad esempio, di densità, di contenuto di zolfo e di composti poliaromatici).
Il gasolio proveniente dall’unità di distillazione atmosferica (straigh run gas oil, SRGO), ad esempio, ha solitamente un minor contenuto di composti aromatici (e quindi un più elevato numero di cetano) rispetto ai prodotti ottenuti da cracking catalitico (light cylcle oil, LCO) che, invece, hanno un minore tenore di zolfo(eteroatomi) rispetto al gasolio da distillazione primaria