Blu di Prussia

Blu di Prussia

Nomi Antichi
Blu di Berlino
Blu Diesbach
E’ un pigmento di origine inorganica e sintetica fu inventato da Milori nel 1704 e utilizzato durante tutto il settecento. E’ una miscela di ferro cianuro ferrico-Protocianuro di ferro e sesquiossido di ferro che si ottiene da sale ferrico con ferrocianuro di potassio. Ha una tonalità tendente al rosso-violetto e si presenta come una polvere piuttosto fine con un ottimo potere colorante. Si ottiene per reazione tra il ferrocianuro di potassio e ioni di ferro(III); il colore è talmente intenso e caratteristico da rendere questa reazione adatta per il rilevamento del ferro o dei cianuri. Il blu intenso del blu di Prussia è causato dal trasferimento di elettroni da un atomo di ferro ad un altro all'interno della molecola. Viene assorbita luce a 680 nm (rosso), provocando il trasferimento di un elettrone da un atomo di Fe(II) a uno vicino di Fe(III). La luce trasmessa risulta blu.
Cenni storici
Il blu di Prussia fu probabilmente sintetizzato per la prima volta dal pittore Diesbach a Berlino intorno al 1706. Non più tardi del 1708 il pigmento fu pubblicizzato e venduto in tutta Europa. Nel 1731 Georg Ernst Stahl pubblicò uno scritto sulla diffusione delle tecniche di sintesi del blu di Prussia. Lo scritto considera non solo Diesbach ma anche Johann Konrad Dippel. Diesbach tentava di creare una lacca rossa dalla cocciniglia ma ottenne il blu; l'errore fu dovuto ad una potassa contaminata che aveva utilizzato. Egli aveva preso in prestito la potassa da Dippel, che l'aveva usata per produrre "olio animale". Non ci sono altre sorgenti storiche circa questi fatti. Ad oggi è difficile giudicare la veridicità di questa storia. Nel 1724, la ricetta fu finalmente pubblicata da Woodward.
Caratteristiche chimiche
formula chimica Fe4[Fe(CN)6]3
colore blu scuro
indice di rifrazione 1,56
sistema cristallino cubico a facce centrate
Il blu di Prussia è stato descritto con 2 forme, la "soluble" , KFeIII[FeII(CN)6] e la forma insolubile,Fe(III)4[Fe(II)(CN)6]3.6H20, il nome deriva da motivi storiche più che da connotazioni di solubilità. Keggin e Miles hanno suggerito una struttura cubica a facce centrate nel quale il ferro ad alto spin e il ferrocianuro a basso spin si dispongono in una struttura ottaedrica legati a -NC e -CN unità, rispettivamente con K+ controione sito interstiziale. La forma insolubile descrittà da Ludi et al. manca di un quarto di ioni esacianoferrato con il sito dell'azoto occupato invece da un cluster di molecole d'acqua coordinate al sito del Fe(II1) con altre molecole d'acqua interstiziali.
E’ solubile in acido nitrico e cloridrico e calcinandolo diventa rosso. Si può impiegare nella tempera, olio e per la sua finezza nell’acquerello. Sconsigliato per l’affresco e l’encausto.