I PROTETTIVI ACRILICI [1]


I protettivi sono sostanze polimeriche filmogene trasparenti che, a differenza delle vernici, hanno solo finalità protettive e nessuna funzione estetica. Il loro compito è quello di proteggere il bene culturale formando una barriera sulla superficie alla quale sono applicati che impedisca l’attacco dell’acqua, dell’ossigeno e degli inquinanti atmosferici.
Inoltre devono garantire una protezione da eventuali abrasioni, per cui devono essere materiali sufficientemente duri e resistenti: per questo motivo la temperatura di transizione vetrosa Tg del polimero protettivo (Tg = temperatura al di sopra della quale il solido si presenta come solido gommoso, mentre al di sotto come solido vetroso) deve essere poco più alta della temperatura ambiente, in modo tale che in condizioni ambientali si comporti come un solido vetroso rigido e resistente. La Tg non deve essere eccessivamente elevata altrimenti il protettivo da duro/resistente si trasforma inevitabilmente in duro/fragile e quindi incapace di proteggere il bene culturale da urti meccanici; inoltre non deve essere inferiore alla temperatura ambiente altrimenti il polimero si comporta come solido appiccicoso e quindi in grado di attirare polvere, contribuendo all’invecchiamento dell’opera.
Un’altra funzione dei protettivi è quella di proteggere il bene culturale dalla radiazione elettromagnetica, soprattutto dalla componente UV; per fare ciò i polimeri protettivi devono essere in grado di assorbire la radiazione solare, in modo tale che non arrivi alla superficie del bene culturale, e per questo motivo devono essere stabili alla luce e non devono degradarsi nel tempo.
Nonostante non abbiano alcuna funzione estetica, ma fungano solamente da superficie sacrificale, devono comunque essere invisibili e non devono modificare le proprietà ottiche del substrato sul quale vengono stesi. Inoltre i requisiti ideali per la protezione sono:

I polimeri protettivi più utilizzati in commercio sono elencati nella tabella sottostante, e sono principalmente polimeri acrilici, polisilossani, polimeri fluorurati (fluoroelastomeri, perfluoropolieteri e polifluorouretani) e cere microcristalline.


Grazie alle notevoli proprietà le Resine Acriliche risultano di particolare interesse, nell’utilizzo come protettivi; un esempio è il Paraloid B72, copolimero di etilmetacrilato e metilacrilato.
Una volta scelto il polimero protettivo adeguato alla specifica applicazione è possibile valutarne l’efficacia tramite alcuni test standardizzati dalla Commissione NorMal. Queste prove possono essere svolte in situ o in laboratorio. Rispetto alle prove in situ, quelle condotte in laboratorio presentano il vantaggio che l’opera non viene direttamente sottoposta ai test mini-invasivi in quanto tutte le analisi vengono condotte su dei modelli, assolutamente rappresentativi dell’opera in esame. Il problema delle analisi in laboratorio è però quello che per simulare le condizioni di invecchiamento vengono utilizzate delle camere di fotossidazione che in poche ore simulano un invecchiamento dell’ordine dei cento anni e quindi un degrado artificiale non proprio corrispondente alla realtà.