14 Aprile 2011

Trasporti: arriva il bioetanolo di II generazione.

È il primo impianto al mondo ed è italiano. Con la posa della prima pietra dell’impianto IBP, Italian Bio Products, per la produzione di bioetanolo di seconda generazione, l’Italia diventa leader in un settore che sarà sempre più determinante negli anni a venire: quello dei biocarburanti e della chimica verde.

 

La prima bioraffineria della IBP, società del gruppo Mossi&Ghisolfi, sorgerà a Crescentino, nel Vercellese e produrrà a partire dal 2012 fino a 40.000 tonnellate all’anno di bioetanolo di seconda generazione a partire da biomasse ligno-cellulosiche reperite attraverso la filiera locale.

Un traguardo importante per un progetto innovativo da molteplici punti di vista che ha alle spalle un lavoro di ricerca scientifica e tecnologica di altissimo profilo condotto all’interno dei laboratori Chemtex, cui si sono dedicati per cinque anni centinaia di ricercatori, e che ha rappresentato per l’azienda un impegno finanziario di 120 milioni di euro.

L’impianto IBP infatti tradurrà sul piano della produzione la tecnologia PRO.E.SA™ messa a punto da Chemtex in collaborazione con Enea, con il Politecnico di Torino, con Novozymes, società danese leader nel settore della bioenergia, e con la Regione Piemonte che, consapevole del valore del progetto e delle potenzialità per lo sviluppo del territorio, ha investito 12 milioni di euro.

La tecnologia PRO.E.SA™ dà finalmente una risposta positiva e concreta a uno degli elementi più critici legati alla produzione di bioetanolo e cioè l’utilizzo di prodotti agricoli destinati all’alimentazione, come mais e canna da zucchero: la materia prima nel processo messo a punto da Chemtex, ed utilizzato da IBP, è, invece, la canna comune di fosso, quella che tutti conosciamo e che vediamo crescere rigogliosa su terreni marginali. Le “esigenze” della canna comune, il cui nome scientifico è Arundo donax, sono minime: il consumo di acqua, fertilizzanti e territorio è molto basso; al contrario il rendimento è decisamente elevato e la capacità di sequestro di CO2 raggiunge il 90%.

Un dato rilevante se si considera che l’Unione Europea ha scelto di classificare il tasso “bio” dei nuovi combustibili proprio sulla base della capacità di sequestro dell’anidride carbonica di ciascuna materia prima utlizzata; a partire dal 2014, saranno considerati “bio” solo quei carburanti con un una capacità di sequestro superiore al 50% e questa percentuale salirà al 60% nel 2017: l’impiego di mais, grano, palma, soia e colza per la produzione di biocarburanti dovrà essere abbandonato.

Chemtex e IBP inoltre hanno puntato a una sostenibilità globale che investe l’intero processo e coinvolge direttamente il settore agricolo locale che potrà puntare sulla coltivazione di Arundo Donax – una pianta non infestante – per incrementare la redditività dei terreni marginali e improduttivi.

Ma l’innovazione di IBP è importante a livello nazionale e internazionale e può giocare un ruolo significativo nel contenimento delle emissioni di CO2. I trasporti oggi dipendono per il 94% dal petrolio e assorbono il 57% della domanda. La IEA prevede che il 97% dell’incremento di consumi petroliferi al 2030 (fino a 105 milioni di barili/giorno) sarà generato dai trasporti. Dai trasporti inoltre deriva il 25% delle emissioni di gas serra e il miglioramento dell’efficienza dei veicoli non potrà compensare gli effetti della motorizzazione dei paesi in via di sviluppo. Neppure l’introduzione di veicoli elettrici ed ibridi è di per sé sufficiente.

Proprio per questo, le direttive dell’Unione Europea, stabiliscono che entro il 2020, almeno il 10% dei combustibili per autotrazione dovrà provenire da fonti rinnovabili. Questa disposizione crea di fatto un mercato, che, nella sola Italia, si traduce in una domanda stimata pari a non meno di 1,5 milioni di tonnellate di bioetanolo.

Secondo i dati diffusi da Mossi&Ghisolfi, la tecnologia PRO.E.SA™ è già in grado di soddisfare questa esigenza: sarebbe sufficiente coltivare con Arundo Donax il solo 3% dei terreni abbandonati in Italia per centrare il traguardo del 2020. Non solo, il processo risulterebbe vantaggioso anche sotto il profilo della competitività di prezzo: con prezzi medi del greggio tra i 60 e i 70 $ al barile, il bioetanolo di II generazione risulta più economico della benzina. Una informazione che dovrebbe solleticare più di un orecchio, considerando le notizie che arrivano dal Medio Oriente e dal Nord Africa.

Fonte: 

http://www.energiaspiegata.it/component/content/article/38-primo-piano/793-trasporti-sostenibili-arriva-il-bioetanolo-di-ii-generazione