SERBATOIO NATURALE DI IDROGENO

Grandi quantità di acqua ghiacciata sono presenti nel sottosuolo di Marte, secondo quanto segnalato dalla sonda Odissea. Marte mostra i suoi bianchi poli ghiacciati di biossido di carbonio gelato e di acqua in forma solida in contrasto con il rosso ruggine della superficie desertica. Fin dalla missione "Viking" del 1976, Marte è stato classificato come secco, polveroso e morto; marcato da antichi fiumi, canali e canaloni segni evidenti che l’acqua era presente un tempo. Ma dove è finita tutta l’acqua che fluiva attraverso questi fiumi e canali? Sembra che oggi, in seguito alle rilevazioni della sonda Odissea, lanciata nell’aprile 2001 e chiamata così in omaggio al film di Stanley Kubrik "2001 Odissea nello spazio", tratto dal libro omonimo di Arthur Clarke, sia stata individuata sotto il suolo del pianeta in forma di ghiaccio. "La quantità di acqua presente su Marte è sufficientemente importante per prospettare future esplorazioni umane" ha dichiarato William Feldman direttore di ricerca del "Laboratorio Nazionale di Los Alamos". Questa scoperta servirà a selezionare luoghi ove far atterrare nuove sonde e macchinari d’esplorazione per la ricerca di tracce di vita sul pianeta. La quantità di acqua scoperta è due volte il lago Michigan. La più forte concentrazione di ghiaccio sembra sia situata tra 30 e 60 centimetri sotto la superficie nelle regioni dei poli. La sonda "Odissea" è dotata di sofisticati strumenti scientifici.
Poli marziani: il blu indica il suolo ricco di idrogeno. Il polo Sud è circondato da terreno ghiacciato, il polo Nord contiene acqua in forma solida e anche biossido di carbonio congelato
Uno spettrografo a raggi gamma capace di rilevare la presenza dei venti elementi chimici di base come carbone, silicio, ferro, magnesio. Questo strumento era anche a bordo del "Mars Observer" ma non aveva funzionato a causa di una anomalia. Le particelle energetiche dello spettrografo permettono di analizzare la natura delle radiazioni presenti e giudicare se possono rappresentare un pericolo per l’uomo. L’idrogeno è uno dei componenti dell’acqua ma può anche esistere come parte di altre sostanze. L’elemento è stato rilevato in zone note per essere molto fredde e dove il ghiaccio è stabile. Il segnale di idrogeno è talmente forte da far pensare si tratti di acqua in forma solida. Difatti, fin da febbraio 2005, gli strumenti dell’Odissea hanno registrato dati attraverso i quali è stato possibile stilare una mappa dell’idrogeno sul pianeta; si è così stimato che lo strato è formato da acqua ghiacciata per circa il 35% del suo peso. Tali resti possono essere ciò che rimane di un oceano esistito milioni e milioni di anni fa quando Marte aveva un’atmosfera. Le foto collezionate in tutti questi anni, durante lo svolgimento delle numerose esplorazioni effettuate sul pianeta, confermano segni di antichi fiumi, laghi e anche oceani, che potevano contenere acqua. Nessuno è in grado di dire cosa accadde in un tempo assai remoto, ma qualcosa stravolse il pianeta trasformandolo in un deserto globale. Questo ci porta a considerare la teoria di Velikovsky riguardo alla collisione di mondi. Le foto mostrano un sistema di canaloni alcuni larghi 10 metri, le loro sculture sul terreno e i motivi geometrici formati dagli accumuli dei detriti richiamano i depositi alluvionali presenti anche nei deserti terrestri suggerendo un’antica presenza di bacini di acqua che in seguito potrebbe essersi incanalata nel sottosuolo. Non è ancora chiaro come si sia formato il sistema di vallate. Studiando l’immagine della "Valle Nirgal" che somiglia a una valle terrestre segnata da un fiume, è stato ipotizzato che possa essersi formata da uno straripamento di acqua piovana. Ma su Marte non piove. Un’altra teoria prevede un processo di indebolimento o collasso del suolo, causato da falde freatiche idriche; mentre una terza teoria contempla la possibilità che sia stata scavata dall’acqua prodotta dai ghiacciai presenti nella zona. Su un pianeta più freddo dell’Antartide e dove l’acqua bolle a dieci gradi sotto zero come potrebbe esistere ancora acqua in forma liquida? I ricercatori sapevano da anni che l’acqua esiste sul pianeta. Ci sono tracce di grandi quantità di vapore acqueo nell’atmosfera di Marte e di acqua ghiacciata ai poli. Ad elevate altitudini dove sono situati i canaloni, la temperatura varia da 70 a 100 gradi centigradi sotto zero. La bassa temperatura di Marte cospira con la leggera atmosfera del pianeta per produrre l’acqua in due forme, solida o gassosa. Una tazza di liquido portato sul pianeta congela istantaneamente oppure bolle, dipende dalla locale combinazione della temperatura e della pressione. I ricercatori pensano che l’acqua che scava i canaloni probabilmente bolle ed esplode eruttando dal sottosuolo. Sebbene ogni liquido esposto alla bassa pressione dell’atmosfera di Marte facilmente bolle, il vapore non è il più importante deposito dell’acqua marziana. Il polo nord è composto principalmente di ghiaccio è lungo 1200 km.
Il colore blu indica dove si trova l’idrogeno segnalato dallo spettrometro della sonda "Odissea"
La grande domanda non è se l’acqua esiste sul pianeta, ma piuttosto se vi sia in forma liquida malgrado il luogo sia così freddo. La combinazione di pressione, 6 millibar, e temperatura di 0,01°, fa si che l’acqua possa esistere in tre stati: solido, liquido e gassoso. La condizione più favorevole per lo stato liquido è durante il giorno del periodo estivo quando la temperatura oscilla fra -17°C e +27°C, quando il sole tramonta il termometro segnala -60°. Numerosi scienziati prospettano che l’acqua in forma liquida possa esistere in alcune aree di Marte a 500 metri sotto la superficie. Evidenze di tracce recenti di acqua in forma liquida su Marte sono fornite dalle foto del "Mars Global Surveyor" MGS MOC 2 244, del 22 giugno 2000. Da queste foto i crateri, gli avvallamenti, le valli comprese fra 30° e 70° di latitudine, appaiono geologicamente giovani. Ciò significa che sulla scala di un pianeta di 4,5 bilioni di anni i canaloni possono avere pochi milioni di anni, e anche meno. Nella foto scattata nella zona dell’"Aerobraking Crater", 65° S 15° O, si notano due aspetti dei processi che contribuiscono alla formazione dei canaloni marziani; l’infiltrazione di acqua e i movimenti di detriti sui pendii, avvenuti in un recente passato. Quindi, le evidenze di canali, antichi fiumi, sistemi di canali, isole affusolate che possono essere state create solo dal flusso di acqua, contribuiscono a accertare che un tempo su Marte esisteva l’acqua e la vita.

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